Il Nuovo Obbligo Scolastico

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SOMMARIO


 

IL NUOVO OBBLIGO SCOLASTICO

Tutti a scuola fino a 15 anni. L’estensione di un anno dell’obbligo scolastico - che dal 1° settembre 1999 sarà dunque di nove anni - rappresenta una tappa importante del processo di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e si colloca nella prospettiva di riordino complessivo dei cicli scolastici, di cui si sta occupando il Parlamento.

Con la riforma tutti gli studenti si iscrivono alla scuola superiore: l’ultimo anno del nuovo obbligo coincide infatti con il primo anno della secondaria, il cui impianto resta quello attuale di cinque anni. L’obiettivo della riforma è quello di aumentare la cultura della popolazione giovanile, fermi restando gli attuali curricoli di studio: la scuola superiore conserva la sua struttura e i suoi programmi e nel contempo apre le porte a tutti gli studenti.

L’obbligo scolastico più lungo quindi è garanzia di un livello culturale più alto e un’opportunità per tutti di sperimentare con strumenti e motivazioni adeguati un corso superiore, con la possibilità che questo incoraggi la prosecuzione degli studi.

Il nuovo obbligo comporta una seria riflessione sui contenuti culturali ed un ripensamento delle scelte didattiche e organizzative della scuola media e della scuola superiore.

Fino ad oggi la scuola secondaria, articolata in un segmento "obbligatorio" - la scuola media - e in un altro "volontario" - le superiori - era connotata da eccessivi elementi di rigidità, con un modello formativo unico per tutti.

Per realizzare gli obiettivi indicati nella legge sull’elevamento dell’obbligo scolastico è necessaria invece una scuola sempre più in grado di tenere conto delle caratteristiche e delle potenzialità del singolo studente. Una scuola che proponga perciò a ciascuno gli strumenti adeguati per progettare il proprio percorso di studi, ma non penalizzi chi ha un ripensamento.

Per creare i presupposti del successo individuale sia nel campo dell’istruzione che in quello professionale e dell’inserimento nel mondo del lavoro non basta che tutti frequentino la scuola per più tempo. Occorre invece che ciascuno, investendo almeno un anno in più a scuola, possa consolidare e ampliare le proprie conoscenze e competenze, mettere a fuoco le proprie capacità e quindi scegliere con maggiore consapevolezza il successivo percorso di istruzione o di formazione. Il nuovo obbligo crea le condizioni perché tutti a scuola abbiano opportunità uguali, perché consente a ciascuno di scoprire la propria vocazione.

In questa prospettiva l’elevamento della scolarizzazione caratterizzerà un’offerta formativa basata su contenuti e strumenti nuovi. Didattica orientante e flessibilità sono le chiavi di lettura principali per interpretare una riforma che per alcuni aspetti dà forza di legge ad esperienze positive già in atto e anticipa elementi significativi del futuro assetto dell’intero sistema scolastico.

L’autonomia scolastica costituisce il presupposto per introdurre elementi di modularità e flessibilità nel sistema educativo: grazie ad essa, infatti, ogni scuola potrà realizzare interventi integrativi e di raccordo che si affianchino alla didattica ordinaria.

Con questa riforma si delinea una scuola più lunga, dunque, ma anche più ricca, che per gli studenti deve rappresentare non l’estensione giuridica di un obbligo di studio, ma un investimento in competenze nuove. L’ordinamento prevede un ulteriore impegno: quello dello Stato, di garantire a tutti l’istruzione e la formazione fino a 18 anni. L’obiettivo finale, già sancito dalla legge sull’obbligo formativo, è quello di consentire a tutti i giovani l’acquisizione del diploma di secondaria superiore o di qualifica professionale.

Il sito www.istruzione.it sta per aprire una sezione specifica dedicata al nuovo obbligo scolastico. Questo spazio ospiterà ulteriori approfondimenti riguardanti tale argomento e aggiornerà costantemente sull’iter di alcuni dei provvedimenti citati nelle pagine seguenti, ancora sottoposti all’esame dei competenti organi legislativi e di controllo.

 


 

COSA CAMBIA NELLA SCUOLA

L’estensione dell’obbligo è, come si è detto, una misura-ponte che si inserisce nel quadro di un sistema generale ancora in evoluzione: è un cuneo che implica e sollecita la riforma complessiva dell’intero percorso scolastico, introducendo obiettivi e stimolando l’adozione di metodologie che interesseranno, in prospettiva, l’intero segmento della scuola secondaria.

Si calcola che nell’anno scolastico 1999-2000, per effetto della legge, siederanno sui banchi della prima classe delle scuole superiori circa 31.000 alunni in più. Oltre a fissare per tutti un tempo più lungo per l’apprendimento di base, la legge sul nuovo obbligo ha anche l’obiettivo di limitare il tasso di abbandono scolastico rilevato negli anni precedenti.

La frequenza di un anno scolastico in più è obbligatoria per le ragazze e i ragazzi che non hanno ancora compiuto i 15 anni ed è gratuita: rientra cioè nell’istruzione di base che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini.

Per chi decide di non proseguire il percorso scolastico dopo il primo anno di scuola superiore, l’assolvimento dell’obbligo sarà documentato da un certificato che attesti gli studi effettuati e le competenze acquisite. Questo documento, se da un lato rappresenta una sorta di "foglio di congedo" dalla scuola, dall’altro potrà essere speso come credito formativo nei successivi percorsi di apprendimento: la formazione professionale, il rientro a scuola, l’apprendistato. Il diploma di licenza media conserva comunque il valore attuale.

Per chi non volesse uscire dalla scuola, ma solo cambiare indirizzo di studio alla fine del primo anno delle secondarie, non ci sono penalizzazioni: per passare nell’anno successivo ad un indirizzo diverso non occorrerà sostenere un esame integrativo, ma un colloquio teso ad individuare eventuali lacune e predisporre interventi compensativi.

L’ultimo anno del nuovo obbligo deve infatti continuare a fornire ai ragazzi gli strumenti per fare una scelta, ma non corrisponde ancora ad una scelta ben definita: deve aprire prospettive, non indirizzare su una sola strada.

Se l’esigenza di passaggio si manifesterà durante l’anno scolastico, la scuola dovrà predisporre delle cosiddette "passerelle": moduli didattici realizzati in collaborazione con gli insegnanti dell’indirizzo di destinazione che favoriscano il trasferimento, integrando ciò che lo studente ha appreso nel corso frequentato con le caratteristiche specifiche del nuovo percorso di studi.

Con l’innalzamento dell’obbligo subiscono dei mutamenti l’impostazione didattica e i contenuti della scuola media e scuola superiore che conservano comunque la loro autonomia. Nel piano formativo dovrà avere rilievo anche l’acquisizione di abilità trasversali, di conoscenze e competenze che possano essere successivamente utilizzate in contesti scolastici e formativi diversi.

All’innalzamento dell’obbligo scolastico corrisponde dunque un’offerta formativa più ricca. Ogni scuola, grazie all’autonomia, potrà prevedere nel progetto d’istituto, accanto alle materie tradizionali, percorsi di approfondimento, recupero, riorientamento, progettati sulla base delle esigenze e delle caratteristiche dei propri studenti: per realizzarli si potrà ritagliare una quota oraria fino al 15% del monte orario annuale di ciascuna disciplina.

L’offerta formativa potrà inoltre essere arricchita con attività aggiuntive anche a carattere extracurricolare.

 


 

I DESTINATARI

L’elevamento dell’obbligo scolastico a nove anni interessa tutti i giovani che non hanno compiuto 15 anni.

Per l’anno scolastico 1999/2000 le nuove disposizioni introdotte dalla riforma dell’obbligo non riguardano coloro che:

- hanno conseguito la licenza media nell’anno scolastico 1997/98;

- hanno compiuto 15 anni al 31 dicembre 1998 e dimostrino di aver frequentato la scuola per almeno 8 anni.

L’iscrizione e la frequenza al primo anno di scuola superiore è gratuita: non si possono imporre tasse o contributi di qualsiasi genere.

Secondo il rapporto ISFOL 1998, la percentuale degli studenti che non si iscrive alla scuola superiore è pari al 5,7%. C’è, tuttavia, da tenere presente che una parte di questi ha conseguito la licenza media con uno o più anni di ritardo e quindi risulta comunque prosciolta dall’obbligo. La nuova normativa riguarda dunque principalmente gli alunni che, dopo aver conseguito a 14 anni la licenza media, avrebbero deciso di non proseguire gli studi.

Un censimento recente del ministero della Pubblica istruzione ha rilevato che l’incremento della popolazione scolastica iscritta per l’a.s. 1999-2000 al primo anno di scuola superiore è di circa 31.000 unità.

L’elevamento dell’obbligo ha come primo obiettivo far continuare gli studi con profitto fino al loro termine naturale, alla fine dei cinque anni della scuola secondaria. Ma anche nel caso in cui lo studente decidesse di passare alla formazione professionale, il suo bagaglio culturale di base risulterà comunque arricchito.

 

Gli alunni a rischio di dispersione

Le indicazioni della legge relative al successo formativo e agli interventi finalizzati a limitare l’effetto di dispersione riguardano anche coloro che abbandonano durante o al termine del primo anno: il numero stimato è di circa 64.000 studenti.

Di conseguenza nel primo anno di applicazione della legge gli alunni a cui dedicare particolare attenzione sono quasi 95.000.

 

Gli alunni in situazione di handicap

L’elevamento di un anno dell’obbligo scolastico e la sua collocazione nel corso di studi della scuola secondaria assume particolare rilevanza per gli alunni in situazione di handicap.

 

L’iscrizione è possibile presso qualsiasi istituto superiore e la domanda deve essere accompagnata da una copia del Piano Educativo Individualizzato, redatto dalla scuola media di provenienza e corredato dai risultati dell’ultima verifica effettuata.

L’azione formativa persegue il duplice obiettivo della piena integrazione nella classe e, contestualmente, la definizione del progetto di vita, allo scopo di facilitare la prosecuzione degli studi, il passaggio alla formazione professionale o al mondo del lavoro e alla vita sociale.

In particolare la frequenza del nono anno dovrà assicurare:

a) la prosecuzione del Piano Educativo Individualizzato al fine di motivare, guidare e sostenere il percorso scolastico dell’allievo in condizione di handicap che ne abbia le potenzialità nella prospettiva del diploma e/o della qualifica professionale;

b) la possibilità di sviluppare e affinare le competenze relative alla personalità, alla vita di gruppo, alla cura della propria persona, alla capacità di vivere con pienezza la vita amicale e familiare;

c) le iniziative di didattica orientante che hanno lo scopo di aiutare l’allievo a compiere scelte più consone alla propria personalità in direzione dell’ulteriore percorso scolastico o formativo.

Tali iniziative confluiscono nella costruzione, condivisa dall’allievo e dalla sua famiglia, del progetto di vita, il quale deve contenere - oltre alle indicazioni relative al percorso scolastico (formazione culturale, autonomia personale e sociale ecc.) - l’indicazione dei percorsi integrati istruzione e formazione professionale, realizzati anche mediante accordi con i centri di formazione professionale riconosciuti.

Per favorire le iniziative necessarie all’integrazione vanno stipulate apposite convenzioni tra l’amministrazione scolastica e le regioni.

 


 

LE INIZIATIVE NELLA SCUOLA MEDIA

Per la sua funzione formativa e orientativa la scuola media è chiamata a svolgere un ruolo determinante al fine di assicurare il raggiungimento dei risultati fissati dal nuovo quadro normativo, senza modificare l’assetto curricolare.

In particolare sarà necessario, attraverso un’idonea scelta di metodologie e la ricerca dei necessari raccordi con la scuola superiore, realizzare quanto previsto dalla legge:

- iniziative formative sui principali temi del contesto culturale contemporaneo;

- iniziative di didattica orientante per consentire agli alunni di operare scelte più confacenti alla propria personalità e al proprio progetto di vita.

Il primo compito potrà esser assolto introducendo moduli che affrontino, con l’apporto delle diverse discipline, i temi della cultura, della società e della scienza contemporanee. Il secondo potenziando la didattica orientante in modo da fornire allo studente gli strumenti che lo aiutino a meglio definire la propria identità (aspirazioni, valori, potenzialità) e le competenze necessarie affinché possa effettuare scelte consapevoli.

Gli interventi, pur nei loro diversi contenuti, vanno progettati e realizzati nell’arco dell’intero triennio della scuola media, in modo da salvaguardare il carattere unitario del suo curricolo. Non si tratta di un aggravio dei programmi di studio, ma di una diversa articolazione della didattica.

Con il concorso delle diverse discipline potranno essere potenziate le situazioni formative finalizzate alla più ampia acquisizione culturale, alla formazione del cittadino, al consolidamento dei processi di scelta e alla documentazione sulle possibilità formative e sulle potenzialità lavorative presenti nel territorio. Il nuovo obbligo non costituisce un ponte per la formazione professionale, ma una motivazione in più a rimanere all’interno del circuito di studi.

Particolare attenzione andrà posta alla progettazione e alla realizzazione degli interventi didattici finalizzati all’acquisizione e al consolidamento delle competenze di base.

Al fine di verificare attitudini, interessi e competenze, e consentire una scelta di studio più consapevole, è utile realizzare moduli e laboratori orientativi riguardanti i connotati fondamentali delle principali articolazioni della scuola superiore.

I laboratori orientativi - che prevedono per esempio lo svolgimento di un pacchetto di lezioni con i docenti della scuola superiore - sono comunque inseriti all’interno del curriculum: educano a compiere scelte, a sviluppare la progettualità e la responsabilità, e consentono al ragazzo di mettere alla prova le proprie capacità e acquisire fiducia in se stesso.

I laboratori orientativi possono essere anche centrati sulla trasversalità metodologica delle attività di ricerca, di indagine, di realizzazione di un progetto: possono richiedere il concorso di professionalità diverse, anche appartenenti alla scuola superiore o a centri di formazione.

Più in generale la didattica modulare implica il coinvolgimento di più soggetti e la partecipazione di docenti e di studenti anche appartenenti a classi diverse e può prevedere ampliamenti opzionali del tempo-scuola. I moduli possono variare nella durata, essere settimanali e plurisettimanali, e prevedere un monte ore distribuito in un arco temporale più esteso, fino a coincidere con l’intero anno scolastico. Si devono affiancare alle attività disciplinari, senza essere prevalenti.

Ai fini della scelta del percorso formativo successivo alla scuola media, la differenziazione degli itinerari educativi e didattici rappresenta una strategia utile a rispettare i tempi e gli interessi degli alunni, ma va anche integrata con i1 coinvolgimento delle famiglie e, ove possibile, di esperti esterni.

La scuola, quindi, favorisce situazioni di partecipazione attiva dei genitori, degli studenti e delle studentesse in modo da far crescere la consapevolezza sulle attese reciproche e sulle scelte future.

Nell’organizzazione ordinaria della didattica possono essere inserite specifiche iniziative formative e orientative da realizzarsi attraverso l’approfondimento dei nuclei fondanti delle discipline o lo studio di tematiche specifiche o di argomenti interdisciplinari.

Il tempo per moduli di rimotivazione, approfondimento e per i laboratori orientativi è ricavato dal decremento orario del 15% del monte ore annuale di ciascuna disciplina. E’ possibile inoltre proporre attività aggiuntive rispetto al normale orario scolastico per realizzare laboratori o moduli opzionali, tesi al potenziamento o al consolidamento delle competenze e capacità degli allievi.

 


 

LE INIZIATIVE NELLA SCUOLA SUPERIORE

Gli obiettivi indicati dalla legge devono essere perseguiti prima di tutto rispettando l’organicità dell’attuale quinquennio e non devono limitarne l’efficacia didattica. Essi tuttavia presuppongono una gestione flessibile dei curricoli e l’adozione di scelte metodologiche, didattiche e organizzative compatibili con l’attuale impianto della scuola superiore (suddivisione in ordini e indirizzi, cicli, caratteristiche dei curricoli e degli esami di Stato). La normativa sull’autonomia individua gli ambiti decisionali entro i quali collocare le scelte sopra indicate.

La scuola dovrà assicurare "iniziative di formazione sui principali temi della cultura, della società e delle scienze contemporanee volte a favorire l’esercizio del senso critico dell’alunno" (legge n. 9, art. 1, comma 3).

Sarà perciò necessario introdurre le opportune modifiche nel percorso del primo anno, facendo salve le materie comuni e di indirizzo, con interventi di carattere prevalentemente organizzativo.

E’ necessario inoltre prevedere "iniziative di orientamento al fine di combattere la dispersione, garantire il diritto all’istruzione e alla formazione, consentire agli alunni scelte più confacenti alla propria personalità e al proprio progetto di vita" (legge n. 9, art. 1, comma 3).

All’inizio dell’anno scolastico occorrerà porre particolare attenzione all’accoglienza, alla diagnosi delle competenze, al sostegno e, ove necessario, alla rimotivazione e all’eventuale individuazione di percorsi formativi maggiormente corrispondenti agli interessi, alle caratteristiche e alle potenzialità degli studenti.

Le esperienze effettuate dalle scuole a seguito delle iniziative di sperimentazione suggeriscono alcune indicazioni utili per realizzare gli interventi delineati dal nuovo obbligo, attraverso una scansione dell’attività scolastica articolata in diverse fasi, caratterizzate da obiettivi specifici.

 

1. Fase dell’accoglienza, della diagnosi e del sostegno

Gli esiti servono per stabilire l’assetto definitivo della programmazione didattica e impostare l’osservazione in vista di un eventuale ri-orientamento.

 

2. Fase di sviluppo delle competenze e del ri-orientamento

Attraverso lo svolgimento degli insegnamenti propri di ciascun indirizzo occorre da un lato promuovere azioni di sostegno utili a consolidare le scelte effettuate e dall’altro far emergere elementi utili per eventuali iniziative di ri-orientamento.

 

3. Fase del ri-orientamento

Vengono effettuate analisi sugli esiti dell’osservazione condotta nei mesi precedenti e, con il coinvolgimento degli studenti e delle famiglie, si ricerca la soluzione ritenuta più idonea per ciascun caso.

 

4. Fase delle attività differenziate

Le classi si articolano per offrire interventi mirati a chi ha deciso di continuare (moduli di tipo propedeutico), di cambiare (moduli di passaggio), oppure di smettere (moduli di terminalità); è importante comunque mantenere i momenti di attività comune nella classe in quanto il gruppo rappresenta un punto di riferimento e sostegno importante per l’adolescente.

 

5. Fase della certificazione

A fine anno, per tutti coloro che manifestano l’intenzione di passare ad un altro indirizzo di studi o alla formazione professionale o che scelgono di non proseguire, è prevista la certificazione attestante le conoscenze e le competenze acquisite.

 

Tutte queste azioni saranno determinanti al fine di combattere gli elevati tassi di selezione ed abbandono che caratterizzano, in modo particolare, i primi due anni della scuola superiore.

Le scuole potranno utilizzare materiali prodotti appositamente, come progetti di accoglienza, test di ingresso, schede diagnostiche, griglie di osservazione, schemi di colloqui individuali o di gruppo.

In alcuni casi sarà necessario fare ricorso, sulla base di una adeguata programmazione, al ri-orientamento: si tratta di un itinerario educativo centrato sull’osservazione, sul colloquio - anche con le famiglie - e sull’attenta lettura dei risultati conseguiti nelle diverse aree del sapere.

Una conseguenza logica di tale impostazione sarà quella di "agevolare il passaggio dell’alunno dall’uno all’altro degli specifici indirizzi della scuola secondaria superiore" (legge n. 9, art. 1, comma 3).

A ciò si perverrà, dopo aver svolto opportunamente l’attività di ri-orientamento, mediante la riorganizzazione articolata di mirati interventi formativi - i moduli - gestiti dagli insegnanti dell’indirizzo frequentato dall’alunno d’intesa con quelli del nuovo indirizzo scelto. Va in ogni caso affermato il principio che il passaggio non rappresenta un puro e semplice trasferimento di responsabilità ad altri, ma comporta una progettazione comune di percorsi differenti.

Infine bisogna tenere conto che l’elevamento dell’obbligo implica la necessità di programmare e gestire nell’ultimo anno dell’obbligo percorsi didattici differenziati, in modo da contemperare le diverse esigenze sopra indicate. E’ necessario pertanto assicurare a quanti proseguiranno nel percorso scolastico una proficua frequenza degli anni successivi e garantire nel contempo l’acquisizione di un insieme organico di conoscenze e competenze che si integrino con quelle acquisite nella scuola media, per consentire a quanti usciranno dal sistema di istruzione le condizioni per un inserimento efficace nel mondo del lavoro, nella formazione professionale e nelle attività di apprendistato, ossia deve favorire "la frequenza di iniziative formative volte al conseguimento di una qualifica professionale" (legge n. 9, art. 1, comma 2).

La previsione di percorsi integrati, progettati d’intesa con i centri di formazione professionale, potranno rappresentare una strumentazione utile anche per il raggiungimento di questo obiettivo.

 


 

LE PASSERELLE

La flessibilità didattica e organizzativa è lo strumento principale per assicurare la traduzione dell’innalzamento dell’obbligo scolastico in effettivo successo formativo. In tal modo infatti si possono realizzare anche nel primo anno della scuola superiore, come si è detto, attività di ri-orientamento e consentire allo studente la collocazione formativa che gli è più congeniale.

Una delle condizioni necessarie per dare maggiore efficacia a questi interventi è data dal superamento delle attuali rigidità normative sui passaggi (esami integrativi), che permette alle istituzioni scolastiche di agevolare l’alunno nel transitare dall’uno all’altro degli specifici indirizzi della scuola superiore e contenere così il fenomeno della dispersione scolastica.

Di tale fondamentale esigenza si rende opportunamente interprete il Regolamento che prende in esame e disciplina due ipotesi di passaggio ad altro indirizzo, anche di ordine diverso: la prima riguarda i casi individuati e trattati nel corso dell’anno, la seconda risponde alle esigenze degli studenti promossi che richiedono di passare ad un altro indirizzo a conclusione del primo anno.

La prima ipotesi comporta la progettazione e la realizzazione di interventi didattici integrativi che si concludono con una certificazione attestante l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze necessarie al passaggio. Gli interventi sono progettati dal consiglio di classe dello studente che chiede il passaggio di intesa con i docenti dell’indirizzo di destinazione e si svolgono, di norma, nell’istituto frequentato. In particolare vanno coprogettati moduli di raccordo sulle discipline non previste nell’indirizzo di provenienza da realizzare ove necessario con l’apporto degli insegnanti dell’indirizzo di destinazione.

Nella seconda ipotesi l’iscrizione alla classe successiva avviene previo colloquio presso la scuola ricevente, diretto ad accertare gli eventuali debiti formativi da colmare mediante specifici interventi realizzabili all’inizio dell’anno scolastico successivo. La novità introdotta consiste nel fatto che il colloquio sostituisce, anche se solo in questo caso, le prove integrative previste dalla precedente normativa.

L’abolizione delle prove integrative e la concreta realizzazione delle "passerelle" fra indirizzi, opportunamente progettate in stretta collaborazione tra le scuole presenti nel territorio, hanno anche lo scopo di mettere lo studente in condizione di poter ri-progettare il proprio percorso formativo.

 


 

SCUOLA E FORMAZIONE PROFESSIONALE

La legge sull’obbligo individua nella diversificazione dei percorsi e nella valorizzazione dei diversi interessi la strada per contenere gli elevati tassi di insuccesso che caratterizzano il nostro sistema di istruzione.

In questa prospettiva si collocano le iniziative di integrazione tra percorso scolastico tradizionale e attività da realizzare con il contributo di soggetti ed agenzie esterne al mondo della scuola, di cui certamente fanno parte i centri di formazione professionale riconosciuti (cioè accreditati, o convenzionati con le regioni o con gli enti locali competenti per la formazione professionale).

Le iniziative di integrazione non riguardano solo la fascia degli studenti a rischio di dispersione o propensi ad uscire dal sistema di istruzione, ma sono destinate potenzialmente a tutti gli studenti. Esse sono finalizzate a realizzare un riscontro operativo degli obiettivi formativi dei vari indirizzi, ad attivare modalità e percorsi di apprendimento integrati con quelli tradizionali e a consentire un primo incontro con la cultura del lavoro.

Particolare attenzione va riservata agli alunni che, dopo il primo anno di scuola superiore, passano alla formazione professionale o alle attività di apprendistato. L’obiettivo della riforma resta quello di far proseguire gli studi per tutto il quinquennio della scuola secondaria e di qualificare culturalmente la formazione professionale. In ogni caso è prevista anche per gli studenti che lasciano la scuola la certificazione delle competenze acquisite da utilizzare come credito formativo nei nuovi percorsi di apprendimento.

Per realizzare iniziative formative integrate occorre che le scuole provvedano ad adeguare l’impianto curricolare, attraverso la riorganizzazione dei percorsi didattici, secondo modalità fondate su obiettivi formativi e competenze, e la realizzazione di compensazioni tra le discipline e le attività previste dagli attuali programmi, nel rispetto delle risorse di personale e finanziarie di istituto. In particolare il decremento orario di ciascuna disciplina è consentito entro il 15% del monte ore annuale.

Negli istituti professionali anche le ore destinate all’area di approfondimento, in considerazione della loro finalizzazione, possono essere utilizzate, in tutto o in parte, in aggiunta alla quota del 15%.

Qualora i percorsi integrati coinvolgano i centri di formazione professionali riconosciuti, i docenti dei consigli di classe interessati insieme agli operatori degli enti coinvolti concorrono alla progettazione ed alla valutazione degli interventi.

Un’ulteriore condizione necessaria al conseguimento dell’integrazione tra istruzione e formazione, è la stipula di apposite convenzioni tra l’amministrazione scolastica periferica e le regioni (o gli enti locali competenti) per definire tutti gli aspetti organizzativi. Le intese tra le istituzioni scolastiche e i centri di formazione professionale stabiliranno sedi, tempi, modalità di realizzazione degli interventi e di valutazione degli esiti, nonché i conseguenti impegni da assumere.

Tutto ciò sarà favorito da accordi quadro tra ministero della Pubblica istruzione e regioni.

Poiché la legge è entrata in vigore quando erano in corso le iscrizioni ed erano in atto le procedure organizzative per l’anno scolastico e formativo 1999/2000, si prevedono, in particolare per gli alunni già iscritti nei centri di formazione professionale riconosciuti, iniziative sperimentali di assolvimento dell’obbligo da realizzare mediante idonee forme di interazione tra istituzioni scolastiche e centri di formazione professionale.

Le iniziative devono, comunque, assicurare l’acquisizione di competenze di base necessarie a consentire la possibilità di scegliere, dopo il primo anno, tra il percorso di istruzione e quello di formazione. Anche per questi alunni, come per tutti gli altri, vanno assicurati i passaggi a corsi di indirizzo diverso da quello prescelto.

 


 

LA CERTIFICAZIONE

Un’ulteriore novità apportata dalla legge è la certificazione che la scuola è tenuta a rilasciare a coloro che sono prosciolti dall’obbligo o vi abbiano adempiuto senza iscriversi alla classe successiva.

Accanto al diploma di licenza media è previsto infatti un certificato più corrispondente al nuovo contesto caratterizzato da una maggiore flessibilità del percorso scolastico.

La complessità e la varietà degli interventi educativi nella scuola dell’obbligo, che la legge prevede debbano realizzarsi per favorire il successo scolastico degli alunni, fa sì che ogni allievo possa seguire un proprio iter formativo e acquisire competenze specifiche.

Pertanto è necessario individuare efficaci strumenti e modalità di valutazione e conseguentemente creare un sistema di registrazione e certificazione che evidenzi in maniera trasparente i percorsi individualmente seguiti e le competenze acquisite.

La certificazione dovrà di conseguenza essere effettuata con il ricorso a forme standard e, secondo la legge, ha il valore di credito formativo. In questo modo si realizza un meccanismo flessibile, grazie al quale ciascuno può spendere in tempi ed ambiti diversi le competenze acquisite.


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