Andare in pensione con soli 20 anni di contributi è possibile attraverso la pensione di vecchiaia, che generalmente richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di versamenti.
C’è una nuova opzione per andare in pensione prima si rivela spesso l’accesso più fattibile al trattamento previdenziale per chi ha avuto carriere brevi o frammentate. Esistono vie alternative, come l’anticipazione dell’uscita a 64 anni per chi è interamente nel sistema contributivo con un assegno maturato elevato, o la pensione a 71 anni per carriere molto corte con almeno 5 anni di contributi. Tuttavia, la questione cruciale rimane: quanto si riceve al mese con 20 anni di contributi?
L’importo dell’assegno non è prefissato e può variare significativamente tra due lavoratori con lo stesso numero di anni di contributi. La differenza nell’assegno dipende da tre fattori chiave: la carriera lavorativa, il calendario personale, e l’andamento dei contributi nel tempo.
Questi elementi possono influenzare l’importo dell’assegno in modo considerevole, a seconda delle retribuzioni percepite, del momento del ritiro e della crescita dei contributi nel corso degli anni.
Ma come si fa ad andare in pensione con 20 anni di contributi? Ecco i tre fattori da considerare con attenzione e che possono portare a cambiare l’assegno mensile, ve li sveliamo qui di seguito:
Per esemplificare, consideriamo due profili: un lavoratore dipendente con un reddito lordo medio di 25.000 euro per 20 anni e un autonomo con lo stesso reddito ma un’aliquota di computo più bassa. Il dipendente potrebbe accumulare un montante di circa 220.000 euro, risultando in un assegno annuo lordo di 12.000-13.000 euro (circa 900-1.000 euro lordi al mese), mentre l’autonomo potrebbe raggiungere un montante tra 150.000 e 170.000 euro, con un assegno annuo lordo di 9.000-10.000 euro (circa 700-800 euro lordi al mese).
Chi ha contributi ante 1996 potrebbe beneficiare di una quota retributiva che aumenta l’assegno in caso di ultimi anni ben retribuiti. Al contrario, carriere discontinue o redditi bassi possono ridurre il montante e, di conseguenza, la rendita. Un aspetto spesso sottovalutato è che lavorare qualche mese in più non solo aumenta il montante ma consente anche di beneficiare di un coefficiente di trasformazione più favorevole, migliorando l’importo finale dell’assegno.
Per orientarsi, è utile valutare la propria storia contributiva, stimare il montante atteso e simulare l’uscita a età diverse, poiché lo scarto mensile può essere sorprendente, specialmente per chi ha carriere brevi.
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