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Economia e Finanza

In pensione con 20 anni di contributi, qual è l’assegno mensile? Sono 3 i fattori da considerare

Andare in pensione con soli 20 anni di contributi è possibile attraverso la pensione di vecchiaia, che generalmente richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di versamenti.

C’è una nuova opzione per andare in pensione prima si rivela spesso l’accesso più fattibile al trattamento previdenziale per chi ha avuto carriere brevi o frammentate. Esistono vie alternative, come l’anticipazione dell’uscita a 64 anni per chi è interamente nel sistema contributivo con un assegno maturato elevato, o la pensione a 71 anni per carriere molto corte con almeno 5 anni di contributi. Tuttavia, la questione cruciale rimane: quanto si riceve al mese con 20 anni di contributi?

In pensione con 20 anni di contributi, qual è l’assegno mensile? Sono 3 i fattori da considerare (Uspms.it)

L’importo dell’assegno non è prefissato e può variare significativamente tra due lavoratori con lo stesso numero di anni di contributi. La differenza nell’assegno dipende da tre fattori chiave: la carriera lavorativa, il calendario personale, e l’andamento dei contributi nel tempo.

Questi elementi possono influenzare l’importo dell’assegno in modo considerevole, a seconda delle retribuzioni percepite, del momento del ritiro e della crescita dei contributi nel corso degli anni.

I tre fattori che influenzano l’assegno con 20 anni di contributi

Ma come si fa ad andare in pensione con 20 anni di contributi? Ecco i tre fattori da considerare con attenzione e che possono portare a cambiare l’assegno mensile, ve li sveliamo qui di seguito:

  1. Montante contributivo accumulato: Questo dipende dal reddito lordo su cui si versano i contributi e dall’aliquota previdenziale applicata. Eventuali riscatti, ricongiunzioni e periodi non coperti da contributi influenzano la base di calcolo della pensione.
  2. Età di uscita e coefficienti di trasformazione: Nel sistema contributivo, il montante viene convertito in rendita attraverso un coefficiente che varia in base all’età. Ritirarsi a 67 anni offre un certo moltiplicatore, che può migliorare posticipando l’uscita o ridursi anticipandola.
  3. Rivalutazione del montante nel tempo: I contributi vengono rivalutati annualmente in base all’andamento dell’economia. Questa dinamica può influenzare significativamente l’importo finale dell’assegno.
I tre fattori che influenzano l’assegno con 20 anni di contributi (Uspms.it)

Per esemplificare, consideriamo due profili: un lavoratore dipendente con un reddito lordo medio di 25.000 euro per 20 anni e un autonomo con lo stesso reddito ma un’aliquota di computo più bassa. Il dipendente potrebbe accumulare un montante di circa 220.000 euro, risultando in un assegno annuo lordo di 12.000-13.000 euro (circa 900-1.000 euro lordi al mese), mentre l’autonomo potrebbe raggiungere un montante tra 150.000 e 170.000 euro, con un assegno annuo lordo di 9.000-10.000 euro (circa 700-800 euro lordi al mese).

Chi ha contributi ante 1996 potrebbe beneficiare di una quota retributiva che aumenta l’assegno in caso di ultimi anni ben retribuiti. Al contrario, carriere discontinue o redditi bassi possono ridurre il montante e, di conseguenza, la rendita. Un aspetto spesso sottovalutato è che lavorare qualche mese in più non solo aumenta il montante ma consente anche di beneficiare di un coefficiente di trasformazione più favorevole, migliorando l’importo finale dell’assegno.

Per orientarsi, è utile valutare la propria storia contributiva, stimare il montante atteso e simulare l’uscita a età diverse, poiché lo scarto mensile può essere sorprendente, specialmente per chi ha carriere brevi.

Matteo Fantozzi

Giornalista pubblicista dal 2013 è laureato in storia del cinema e autore di numerosi libri tra cui “Gabriele Muccino il poeta dell’incomunicabilità” e “Gennaro Volpe: sudore e cuore”. Protagonista in tv di trasmissioni come La Juve è sempre la Juve su T9 e Il processo dei tifosi su Teleroma 56.

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