Esiste un luogo dove il solstizio firma uno spettacolo di luce antico di 27 secoli poco lontano dall’Italia.
A poche ore dall’Italia, nel nord della Spagna, si alza un cerchio di pietre che non pretende di competere con il colosso britannico, eppure sa evocare la stessa, ipnotica vertigine del tempo.
Si trova nel cuore di Álava, l’ anello di menhir che trasforma il cielo in calendario di pietra. A due passi dall’Italia c’è una Stonehenge dove avviene un fenomeno emozionante.
In un altopiano battuto dal vento, tra le praterie della Sierra de Entzia e i confini invisibili della Navarra, un piccolo borgo di nome Opakua custodisce un segreto capace di far vibrare la fantasia. Qui, nel Parco Megalitico di Legaire, quattro menhir ancora in piedi disegnano lo scheletro di un rituale scomparso, mentre una costellazione di pietre più minute completa la geometria di un racconto che attraversa millenni.
Di giorno il silenzio è tagliato soltanto dal richiamo dei rapaci; al tramonto, la luce corre tra i profili rocciosi come se cercasse un varco. Che cosa succede davvero, e perché da decenni archeologi, camminatori e curiosi tornano sullo stesso spiazzo erboso, aspettando l’istante giusto? La risposta esiste, ed è scritta nell’orientamento millimetrico delle pietre e nella memoria di comunità pastorali per cui il cielo era mappa, orologio e calendario.
Si chiama cromlech di Mendiluze ed è il gioiello del Parco Megalitico di Legaire, raggiungibile dal passo che sale da Opakua, un villaggio di appena 50 abitanti nella provincia di Álava. Il cerchio, perfettamente tracciato, misura 10,35 metri di diametro ed è composto da quattro menhir principali alti tra 3,2 e 1,2 metri e da una ottantina di pietre più piccole.
Datato all’Età del Ferro, il sito funzionava come cenotafio: qui sono state trovate una cista rettangolare, ceneri umane e carbone di faggio. Ogni 21 giugno, al solstizio, l’allineamento est-ovest tra due megaliti permette al sole di attraversare il cerchio, trasformando l’insieme in un calendario di pietra. Nel 1988 l’archeologo José Ignacio Vegas Aramburu assistette all’evento e lo descrisse come un allineamento perfetto alla luce del crepuscolo.
Più modesto e più recente del suo celebre antecedente nel Regno Unito, Mendiluze appartiene a una costellazione di siti che, lungo 250 chilometri di Pirenei, dissemina menhir, dolmen e tumuli funerari. A questi cerchi guardavano i pastori di transumanza, che nel volgere delle stagioni cercavano nel cielo indicazioni per muovere i greggi, ricordare i morti, ordinare il lavoro.
La “Stonehenge spagnola” è dunque un dispositivo rituale e astronomico, ma anche un paesaggio: si raggiunge risalendo il passo oltre Opakua, verso le praterie aperte della Sierra de Entzia, al confine con la Navarra, dove il vento tiene il canto degli alberi e il sole, a giugno, diventa architetto. Chi arriva trova pannelli informativi, sentieri e un invito al rispetto: non spostare le pietre, non calpestare il cerchio, attendere in silenzio l’istante in cui l’ombra si ritira e la luce vince.
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