Hai perso il lavoro? Oltre alla NASpI esiste un aiuto mensile che molti dimenticano: un assegno extra che spetta per chi ha figli. Ecco come funziona.
Diciamolo chiaro: la vera trappola non è la disoccupazione, è lasciarsi scappare soldi che ti spettano. Quando si perde il lavoro si pensa alla NASpI, si corre a fare lo SPID, si aggiorna il CV… e intanto un pezzo importante del sostegno familiare rischia di passare in secondo piano.
Infatti oltre alla disoccupazione spetta anche un assegno extra ma solo se si hanno figli a carico. Ecco le regole precise e le tabelle INPS per capire il funzionamento di questo aiuto.
Quante volte hai pensato, dopo aver perso il lavoro, “adesso l’assegno per i figli salta o diminuisce”? Oppure: “se non lavoro, chi me lo dà?”. Ecco il punto: se hai figli a carico, l’Assegno Unico può rimanere stabile o persino crescere. Questo spetta per i figli a carico e non dipende dal contratto di lavoro in sé, ma dall’ISEE e da alcune maggiorazioni previste per specifiche condizioni familiari.
Tradotto: se perdi il lavoro, non “sparisce” l’assegno. Anzi, in certe situazioni si rafforza. Nel 2025, secondo le tabelle di riferimento, l’importo base oscilla da un minimo indicativo di circa 57,5 euro a un massimo di circa 201 euro per figlio minorenne, in funzione dell’ISEE e delle maggiorazioni applicabili (ad esempio figli minori, disabilità, nuclei numerosi). La parte interessante, quando subentra la disoccupazione, riguarda soprattutto i nuclei con ISEE basso o in cui di fatto resta un solo genitore lavoratore: qui può scattare o mantenersi una maggiorazione di circa 30 euro a figlio, proprio per sostenere chi vive una fase economica più delicata.
Come funziona in pratica? L’INPS calcola l’importo su base mensile guardando alla situazione familiare e all’ISEE aggiornato. Se dopo la perdita del lavoro il tuo ISEE scende nella fascia più favorevole, ti avvicini al massimo per figlio; se rientri nelle condizioni di maggiorazione, aggiungi la quota extra. Un esempio concreto aiuta: famiglia con ISEE intorno ai 14.500 euro e un figlio minorenne. L’importo base può attestarsi vicino ai 201 euro; se ricadi tra i casi con maggiorazione attiva, sali di circa 30 euro, arrivando a circa 231 euro al mese per quel figlio.
Avere due o più figli replica la logica su ciascun figlio, con ulteriori incrementi se ci sono condizioni come nucleo numeroso o disabilità. Il tutto corre in parallelo alla NASpI: sono misure diverse, e l’Assegno Unico si può percepire anche mentre ricevi l’indennità di disoccupazione. C’è un passaggio chiave: tenere viva la macchina amministrativa. Servono una DSU/ISEE aggiornata, la verifica della domanda Assegno Unico su MyINPS o tramite CAF/patronato, e la comunicazione delle variazioni di lavoro e familiari. Il sistema recepisce i dati e adegua gli importi secondo le tabelle.
Più aspetti, più rischi di perdere differenze di cui – in regola generale – non sempre arriva il recupero automatico per i mesi precedenti. Aggiornare subito è, letteralmente, mettere soldi in tasca.
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