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Pulisci bene le spugne della cucina: se non fai questo diventano una bomba di batteri

La credi innocua, eppure quella spugna che usi per “dare una passata” può ribaltare l’idea di pulito. Odora di limone e sa di casa, ma se resta bagnata diventa un piccolo allevamento. E lì dentro, in silenzio, la cucina si gioca la partita tra ordine e caos.

C’è un paradosso domestico che conosco bene. Pulisci il piatto, lucidi il lavello, passi la solita spugna e ti sembra finita. In realtà, la spugna da cucina è un condominio affollato.

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La sua struttura a pori e l’umidità costante offrono riparo a batteri tenaci, anche come E. coli o Salmonella. Il sapone per piatti scioglie il grasso, ma non abbatte davvero la carica microbica. E quella nota acida che senti a volte? È il segnale di una comunità ormai comoda, protetta da un leggero biofilm.

L’ho imparato dopo un’estate torrida. Lavavo spesso, e spesso in fretta. La spugna restava tiepida, zuppa, appallottolata nel portaposate. Il risultato era un odore testardo. E uno strano paradosso: più pulivo, più la contaminazione sembrava resistere.

A un certo punto serve cambiare gesto. Non strofinare di più. Non aggiungere profumo. Serve colpire dove conta: la membrana dei microrganismi. Qui entrano in gioco due strade che i test di laboratorio e le indicazioni di sanità pubblica considerano efficaci. La prima è termica. La seconda è chimica. E funzionano perché non si limitano a “lavare”: vanno a fondo.

Se la spugna è integra e priva di inserti metallici, il forno a microonde è un alleato concreto. Bagnala bene. Deve essere intrisa d’acqua, non solo umida. Mettila su un piattino per due minuti alla massima potenza. L’acqua intrappolata nei pori inizia a bollire. Il vapore penetra ovunque e crea un effetto “autoclave” casalingo.

Test indipendenti hanno misurato abbattimenti superiori al 99% quando la procedura è corretta. Attenzione però: non usare spugne con parti metalliche, non microonde spugne asciutte, non toccarla appena finito. Lascia raffreddare. Il rischio di fumo e scottature esiste se sbagli i passaggi.

Niente microonde? La via chimica è semplice e affidabile. Immergi la spugna in una soluzione di acqua e candeggina al 10% per 5 minuti. L’alcalinità e il cloro spezzano le membrane cellulari dei germi. Poi risciacqua molto bene finché l’odore sparisce. Aerazione obbligatoria. Mai mescolare con acidi o ammoniaca. Anche qui, i numeri sono solidi: la riduzione della carica microbica è comparabile alla sanificazione termica, a patto di rispettare tempi e concentrazioni.

Asciugare è metà del lavoro

Dopo la sanificazione, arriva il gesto che cambia tutto: strizza “fino all’ultima goccia” e lascia asciugare all’aria. Un supporto forato che ventila su tutti i lati rompe la catena di umidità. È questo che taglia le gambe a nuove colonie. Io uso due spugne: una in uso, una che asciuga. Funziona. Se lavi molto, valuta di sostituire la spugna ogni 1–2 settimane. L’aceto non basta per disinfettare; profuma, ma non mette al sicuro. E gli odori “di fresco” senza asciugatura sono solo un travestimento.

Un appunto pratico: scegli spugne semplici, senza inserti metallici, con pori medi. Si sciacquano meglio e trattengono meno residui. E prima di ogni ciclo serio, rimuovi le briciole visibili: il cibo è carburante per i batteri.

Mi è capitato una volta di distrarmi e mettere in microonde una spugna troppo asciutta. Un filo di fumo, un piccolo spavento. Da allora bagno a fondo, imposto due minuti, e aspetto prima di toccare. Quel minuto in più cambia l’umore della cucina. Ti sorprende la calma che dà sapere che quello che pulisce è davvero pulito. E tu, la prossima volta che la spugna “ti parla”, che gesto scegli?

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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