Sport invernali, c’è anche la bici: scopri la Fat Bike e lo Snowscoot

La neve non è più solo sci e tavole. È rumore ovattato, aria che punge, tracce che si cancellano in un attimo. E in mezzo, un manubrio da afferrare. La montagna d’inverno oggi parla anche il linguaggio delle due ruote, con mezzi nati per scivolare dove prima si affondava.

Quando le giornate si accorciano, molti ripongono la bici in garage. Altri, invece, cercano una via diversa. Vogliono restare nel ritmo del pedale ma con un’altra consistenza sotto. Cercano sport invernali che tengano il fiato alto e l’attenzione sveglia. La neve, in questo, non perdona. Ti chiede equilibrio, ti regala silenzi.

Fatbike
Sport invernali, c’è anche la bici: scopri la Fat Bike e lo Snowscoot – uspms.it

Da qualche anno la tecnologia ha aperto porte nuove. Sulla stessa pista dove la mattina passano gli sciatori, la sera compaiono mezzi con manubrio e anima da freeride. Il terreno cambia ogni venti metri. Neve compatta, poi neve fresca, poi ghiaccio vivo. Qui vince chi legge il manto e lascia scorrere.

La Fat Bike nasce per galleggiare. Monta copertoni larghi 3,8–5,0″ (circa 9,6–12,7 cm) e lavora con pressioni basse: 0,4–1,0 bar, ovvero 6–15 psi. La superficie d’appoggio aumenta fino a tre volte rispetto a una MTB “stretta”. Il risultato è semplice: non sprofondi, avanzi. Sulle strade forestali battute, il ritmo diventa regolare. Sulle tracce appena fresate, senti la ruota che disegna.

Dove si pedala? Molti comprensori aprono tratti dedicati all’alba o dopo la chiusura piste, spesso con guida obbligatoria. Le regole cambiano da valle a valle, non esiste uno standard unico: informarsi prima è parte dell’uscita. In pianura, la Fat dà il meglio su strade innevate e laghi ghiacciati certificati sicuri. Sulle salite brevi, l’aderenza sorprende; sulle rampe lunghe conta la cadenza. Un dato pratico: con 0,6 bar la ruota “morde” la crosta, ma su ghiaccio vivo servono copertoni con pneumatici chiodati.

Snowscoot e affini: quando la bici perde le ruote

Il Snowscoot è un ibrido tra BMX e snowboard: due tavole, un telaio compatto, niente pedali. Si guida in piedi, stance da snowboard, peso sempre attivo. Nei park fa spettacolo su box e salti, sulle rosse trova un ritmo scorrevole che ricorda la derapata controllata. L’apprendimento è rapido per chi viene dalla tavola. La sensazione in curva, però, è tutta sua: testa bassa, braccia morbide, tavola anteriore che “punta”, posteriore che rifinisce.

La Skibike rimette in gioco il telaio con due sci al posto delle ruote. Spesso si usano piccoli “foot skis” per aiutare l’equilibrio e la frenata. È più intuitiva per chi arriva dalla bici tradizionale. Pendenze consigliate? Facili e medie, 10–20%, con neve compatta. Alcuni comprensori la accettano sugli impianti come fosse uno snowboard, altri no: anche qui, regolamenti locali prima di partire.

Poi c’è l’adrenalina dura dell’Ice Cross Downhill su bici. Piste di ghiaccio vero, curve con sponde, salti bassi. Le gomme portano centinaia di chiodi in acciaio temperato: modelli da 240, 300 e oltre sono comuni nelle gare su ghiaccio. Il grip è paradossale: senti la bici che “incide” e non scivola. Serve casco integrale, protezioni e rispetto della pista. Non è improvvisazione, è tecnica sul filo.

Cosa resta al ritorno? Le dita che scaldano piano, il ronzio della catena che sembra più vicino, l’eco delle lamine che non ci sono. Forse l’inverno cambia davvero quando smetti di chiedergli di assomigliare all’estate. E se la prossima nevicata fosse l’invito perfetto per provare una traccia nuova?

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